Poggio Aquilone

Poggio Aquilone

La storia:

CENNI PREISTORICI

Tomba ad umazione, contenente oggetti litici ed armi di rame, scoperta nella località di Poggio Aquilone, resti che si trovano nel MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI BOLOGNA.

Nell'anno 1898, nell'eseguire alcuni lavori agricoli un colono scoprì una fossa che conteneva uno scheletro circondato da oggetti di selce e di rame. La zona in cui avvenne la scoperta chiamasi Poggio Aquilone. Gli oggetti formavano il corredo di una tomba a fossa, probabilmente della cultura eneolitica di Rinaldone (10000 a.c., il nome deriva da una stazione preistorica prossima al Lago di Bolsena e sta ad indicare un'età caratterizzata dall'inumazione - sepoltura - a corpo rannicchiato, tipici di una gente guerriera dedicatasi poi all'allevamento). Degli oggetti in selce estratti dal sepolcro il pezzo più insigne è uno stupendo pugnale, di accurato lavoro, a fini ritocchi e di perfetta conservazione, lungo mm 185. Di selce rossa, presenta alla base, da ambo i lati, delle intaccature oblique che finiscono in una breve insenatura, da cui si diparte il codolo cuoriforrne. E' un tipo di pugnale il quale doveva essere proprio alle popolazioni che nel periodo eneo-litico abitavano il territorio perugino. Il sepolcro di Poggio Aquilone conteneva ancora un martello forato, pure perfettamente conservato ed assai pregevole, per la rarità della sua forma e grandezza



LA STORIA

POGGIO AQUILONE è una piccola frazione di appena 120 abitanti del comune di San Venanzo (Terni). Il castello di Poggio Aquilone (a quota 300 m s.l.m.) è disposto su di un crinale che sporge bruscamente e domina il medio corso del torrente Fersinone, affluente di destra del fiume Nestore.
Il Borgo medievale si trova appollaiato su una sommità  di una cresta collinare di formazione litoide, costituita da affioramenti di rocce marnose- calcaree, all 'interno del quale un'unica strada con il percorso perimetrale separa gli isolati addossati e conglobanti le mura esterne del nucleo centrale , probabilmente sede dell'antico Cassero, oggi occupato in gran parte dall'ampio parco della villa ottocentesca (1803). Con la sua impronta ellissoidale a forma di "piede umano" mostra una spiccata fisionomia medievale : l'antica porta a sesto acuto con con conci di pietra squadrata , i resti di quattro torri, le mura castellane ben conservate in alcuni tratti, ecc.Poggio Aquilone è legato alla preistoria con il ritrovamento di una tomba a fossa, probabilmente della cultura enolitica del Rinaldone, rinvenuta nel 1898, i cui resti (pugnali di selce e rame) sono conservati nel Museo Civico di Bologna. Le notizie di Poggio Aquilone - medievale - risalgono dal sec XIII e detto castello figura come possedimento dei Conti Cadilingi di Marsciano ( stirpe Longobarda X-XII sec).
Attraverso passaggi successivi, il Castello figura come possedimento di Nobili Famiglie Perugine (Oddi, Podiani, Montesperelli, Ponfreni, ecc). Detto contado, già  nel 1258, risulta come ultimo insediamento sul confine meridionale sotto la giurisdizione di Perugia. Nel 1282 il Podestà  di Poggio Aquilone prestava giuramento di fedeltà alla magistratura Perugina e come obolo offriva per la ricorrenza di San Costanzo alcune libbre di cera. Nel 1312 Enrico o Arrigo VII di Lussemburgo veniva ospitato nel castello di Poggio Aquilone con grandi onori e quivi preparato il piano per sottomettere la Repubblica di Firenze. Nel 1442 la Comunità  di Poggio Aquilone viene dotata di un proprio STATUTO, aggiornato ed integrato nel 1556, e consta di ben 109 articoli tutti ben concepiti. Come la maggior parte degli statuti rurali " lo statuto di Poggio Aquilone" ( 6archivi dell'Umbria) raccoglie un complesso di norme atte a regolare il governo della Comunità , il vivere sociale, la moralità  pubblica, la sicurezza, l'igiene, ecc. L'elezione delle Magistrature avviene su designazione dei conti di Marsciano con approvazione dei Priori di Perugia.
Il conte Antonio di Ranuccio dei Bulgarelli, genero del Gattamelata, al servizio della Repubblica veneziana, nel suo testamento rogato a Verona nel 1476, cita le sue proprietà  in Poggio Aquilone facendo specifico riferimento alla Chiesa di S. Egidio Abate, registrata già  da allora nella diocesi di Perugia, come tutt'ora vi appartiene. Il Castello di Poggio Aquilone , a prima vista, sembra che non abbia svolto nel passato ruoli rilevanti, invece con la sua posizione strategica ha svolto un ruolo importante al confine tra il territorio Perugino e dell'Alto Orvietano. Nel mezzo di difficili equilibri territoriali il Castello di Poggio Aquilone , è rimasto, anche se con forme di autonomie limitate, fino al '700 un'isola feudale. Nel XVIII sce. Poggio Aquilone diviene importante centro di raccolta di granaglie, uno dei pochi "Monte frumentario" dell'Italia centrale. Poggio Aquilone segue le vicende legate allo stato della Chiesa e dello Stato Italiano, all'indomani del secolo dopoguerra gli abitanti ammontavano a circa 500 unità , che a causa l'abbandono delle campagne si è ridotta alla attuale esigua popolazione. Amministrativamente appartiene al Comune di San Vito in Monte fino al 1927, che con la costituzione della Provincia di Terni viene assorbito dal Comune di San Venanzo. Il territorio di Poggio Aquilone appartiene alla Diocesi di Perugina e le visite pastorali nel corso dei secoli risultano preziose fonti della storia di questo piccolo Castello di frontiera.

POGGIO AQUILONE
(terra dei Bulgarelli: dai Conti di Marsciano, al Comune di Perugia, ai nostri giorni)

La rinascita economico-sociale, manifestatasi dopo il Mille, rese possibile, nell'Italia centro-settentrionale, la comparsa di una trama, più o meno fitta a seconda delle regioni, di insediamenti laici: villaggi circondati da mura (castra, o castelli) e piccoli centri non fortificati (ville) e di insediamenti ecclesiastici: pievi, abbazie e santuari.
Mentre quelli ecclesiastici si svilupparono attorno a monasteri benedettini o eremi camaldolesi, la costruzione o fortificazione degli insediamenti laici avvenne, spesso, ad opera di famiglie intraprendenti che tentarono di costruire le proprie fortune ai margini del contado di una città . Anzi, dichiarandosi vassalli di un vescovo, la massima autorità  religiosa e politica prima dell'erezione dei liberi comuni, ottenevano l'investitura di quanto occupato, a volte, illecitamente, legalizzando così il dominio su terre che nominalmente continuavano ad appartenere alla città . Le prime notizie reperite su Poggio Aquilone risalgono a non prima della metà  del XIII sec. e ce lo mostrano come possesso dei conti di Marsciano, già  integrato nel contado perugino, ed è necessario però, addentrarci nelle intricate vicende della famiglia dei conti di Marsciano. Secondo la ricostruzione storico-genealogica del ghelli, questa famiglia discendeva dal conte Cadolo, appartenente ad una delle più potenti casate feudali della Tuscia, i Cadolingi (sec. X-XII), di stirpe longobarda che concentrò il proprio patrimonio e potere comitale nella città  e nel territorio di Pistoia. I Bulgarelli, discendenti da un certo conte Kaolo morto nel 988, di sicura origine longobarda e con possedimenti nel territorio di Chiusi e in Maremma, agli inizi del sec. XII, guidati da Bulgarello I, abbandonarono la Toscana per incunearsi nel territorio di confine fra le diocesi di Perugia e di Orvieto. Giurando fedeltà  al vescovo di questa seconda città  nel 1118, ottennero l'investitura del castello di Parrano. Da Parrano estesero, in tempi successivi, i loro possedimenti fino a comprendere Monteleone, Montegabbione, Montegiove, San Vito (per un breve periodo), Poggio Aquilone, San Pietro in Sigillo, Migliano, Marsciano (luogo dal quale trassero il nuovo titolo di conti di Marsciano).
Nel corso dei secoli assistiamo all'espansione e al consolidamento del patrimonio e del potere della famiglia in un vasto territorio di confine e di incontro di ben quattro diocesi (Chiusi, Orvieto, Todi e Perugia), dove essa si assicurò il possesso di castelli dislocati su alture impervie e boscose (Parrano, Monteleone, Montegabbione, Montegiove, San Vito in Monte, San Pietro in Sigillo, Migliano, Poggio Aquilone, Civitella dei Conti, ecc.), e nella pianura del Tevere lungo importanti strade di collegamento, come Marsciano, da cui successivamente la famiglia trasse il nome. Come e quando i discendenti di Bulgarello si siano insediati nel Marscianese non ci è dato a sapere. Anche il loro possesso del castello di Poggio Aquilone risulta testimoniato piuttosto tardi e in maniera indiretta, in un atto del 1263, rogato a Poggio Aquilone ante casamentum di Bolgaruccio e Bernardino di Ranieri da Parrano. Durante il XIII sec. il Comune di Perugia attuò l'ulteriore ampliamento del territorio dipendente, da cui attingeva i generi necessari all'approvvigionamento del mercato cittadino, gli introiti fiscali, gli uomini per l'esercito e in cui si era assicurato, attraverso atti di sottomissione, la disponibilità  di molti capisaldi fortificati di proprietà  signorile e la libertà  di transito.
Nel 1258 gran parte del territorio dei conti di Marsciano risulta già  essere inserito amministrativamente nel comitato perugino, sia sotto Porta San Pietro (Marsciano), sia sotto Porta Eburnea (Podium dell'Achilone, Migliano). Come tutte le comunità  del contado sottoposte alle pressioni fiscali da parte del comune dominante di Perugia, anche Poggio Aquilone con il suo distretto, nel corso del 1200 era obbligato ad una contribuzione in grano per l'approvvigionamento della città : la prima tassazione pervenutaci è l'impositio bladi del 1260, di carattere straordinario. Una strada longitudinale, su cui nel '300 si impianterà  la via regale del contado di Porta Eburnea, uscendo da Perugia per Spina, attraverso il Nestore ed il Fersinone, passava per Poggio Aquilone e proseguiva per San Venanzo, il Monte Peglia fino ad Orvieto.
Da questa data ritroveremo Poggio Aquilone in tutti gli elenchi delle comunità  soggette a Perugia, sempre registrato nel settore di Porta Eburnea, di cui costituiva l'ultimo insediamento sul confine meridionale, accompagnato, ma non sempre, dal connotato di villa. Poggio Aquilone risulta dal 1276 alla metà  del '400, qualificato come castello e anche come fortilitium. La stessa configurazione attuale del borgo rivela l'antica struttura di castello ed inglobato nella giurisdizione dei conti di Marsciano.
L'evoluzione dei rapporti di potere nella zona considerata si può cogliere attraverso alcuni documenti del 1276, particolarmente interessanti, relativi ad una controversia tra le comunità  di Marsciano, Poggio Aquilone e Migliano e il Comune di Perugia, rimessa al giudizio arbitrale del capitano del popolo di Perugia. Inizia la formazioni dei comuni rurali e castrensi, che cercano dai primi del XIII sec. di affermare una propria forma organizzativa e rappresentativa, spesso in contrasto con il dominio signorile, a cui tentano di strappare patti e carte di libertà . Nel caso esaminato sono testimoniati i comuni dei castelli di Marsciano e Poggio Aquilone e della villa di Migliano. Anche il comune di Perugia, ormai ampiamente dominante in questa zona, interviene imponendo alle comunità  un sindicus. Infatti in ogni comunità  del contado doveva essere eletta dal podestà  e dal capitano del popolo di Perugia un'autorità  locale con un ruolo di rappresentanza e di responsabilità  verso il comune sovrano. Nel 1280 il conte Bernardino e i figli di Bulgaruccio, Ugolino, Nardo e Neri, giunsero ad una divisione dei castelli di Marsciano, Poggio Aquilone, la villa di San Pietro in Sigillo, la Montagna di Carnaiola, Castelvecchio in Val d'Orcia.
Una chiave di lettura può essere fornita dalle ulteriori vicende genealogiche della famiglia, dalla fine del '200 al XV sec., dalle quali risulta che, mentre i figli di Ugolino vivono ed agiscono in Marsciano, alcuni membri del ramo di Bernardino sono strettamente legati a Poggio Aquilone, tanto che un suo discendente in quinta generazione, Ugolino di Bulgaro, nel 1413 è detto esplicitamente comes de Podio Aquilonis et Miliano. Una notizia proveniente da un registro comunale del 1287 ci fa capire che i conti erano garanti dei loro uomini nelle obbligazioni nei confronti del Comune di Perugia, mentre di solito per gli uomini liberi delle comunità  rurali era il sindaco che si impegnava a prestare giuramento di fedeltà  alle magistrature perugine, come era avvenuto nel 1282 anche per il Comune di Poggio Aquilone. Tra le promesse dei rappresentanti di castelli e ville del contado di Perugia, figura infatti quella del conte Nardo, il quale impegnando i propri beni e sotto pena di 100 lire, si obbliga affinché tutti i suoi homines di Poggio Aquilone e Migliano paghino la prestanza loro imposta da Perugia in ragione di 40 soldi per focolare. Nel distretto di Poggio Aquilone i maggiori proprietari sono alcuni pronipoti del conte Bernardino, accanto ad essi compaiono solo quattro abitanti del castello. Sono pure citate, anche se come confinanti, la chiesa di San Egidio di Poggio Aquilone e di Santa Lucia di Rasa della diocesi orvietana. Tali beni consistono in terre qualificate in massima parte lavorative, sode e boschive, mulini, case con colombaie. I vocaboli sono indicativi di un paesaggio dove le depressioni, soprattutto lungo il Fersinone, si alternano a pendii scoscesi e coperti di varia vegetazione: (La valle del Braneto, Greppo la valle, Greppo lavatoio, Greppo servo, La costa del genaro, Poio cavato, La costa del poggio de Fogliano, Ripa de ruconeto, Ruta spinosa, La mozzagatta, Pietra guzzatoia, La magieta, Canapina…). Un'altra divisione del 1298 tra i figli di Bernardino aveva frantumato ulteriormente il dominio di Poggio Aquilone. Nel 1312 i conti di Marsciano ospitarono nel castello di Poggio Aquilone l'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo e o Federico, con molta signorilità   e splendidezza, fino ad avere in tale occasione ferrati i cavalli d'argento. L'Imperatore dimorò per molti giorni nel castello con principi e consiglieri, studiando il piano per soggiogare la Repubblica Fiorentina.
Le vecchie giurisdizioni signorili dei conti di Marsciano sui loro numerosi castelli, ottennero nuovo vigore e riconoscimento nel privilegio di conferma concesso il 5 aprile 1328 da Ludovico il Bavaro, nella sua discesa a Roma per l'incoronazione imperiale del re tedesco. Il documento imperiale però ci interessa particolarmente perché vi sono descritti i confini del distretto di Poggio Aquilone: a sud il torrente Faena fino a Montecastello (di Vibio); ad est il fosso Ripalvella e i confini del comitato orvietano con Todi e Perugia (in questa zona corrono anche gli odierni limiti comunali) fino a Rotecastello e da qui lungo un altro torrente Faena fino al Nestore; a nord un tratto di Fersinone e la strada per San Fortunato in Sigillo; ad ovest Migliano e la via orvietana, che dal ponte sul Fersinone attraverso San Vito arriva fino all'hospitale di Santa Maria de Peia (Ospedaletto?), per ricongiungersi poi con le sorgenti del primo Faena. Un distretto dunque che comprendeva diverse frazioni attuali o parti di queste ed era attraversato da raccordi stradali importanti per i collegamenti con Orvieto. E' in questo periodo che l'immagine dell'aquila imperiale fu unita allo stemma dei Conti di Marsciano, rappresentato da uno scudo con tre gigli, esposto nel palazzo dei conti a Poggio Aquilone: forse lo stesso, in pietra serena, che attualmente è affisso ad una facciata esterna della villa. L'insegna dell'aquila fu concessa ai conti da Enrico VII di Lussemburgo, da loro ospitato con grandi onori nel castello di Poggio Aquilone, dal momento che questo imperatore, entrato nel territorio perugino in appoggio alla ghibellina Todi, assediò Marsciano e distrusse e saccheggiò molti castelli vicini.
Nel 1384 Bindo di Bulgaro dei conti di Marsciano fece istanza ai Magistrati di Perugia di essere ricevuto sotto la loro protezione. All'aprirsi del XV sec. la situazione del Comune di Perugia è drammatica, ma da numerose comunità  del contado, dove si risentivano le conseguenze di carestie ed epidemie, si richiedevano sgravi ed agevolazioni fiscali, che Perugia era costretta a concedere per timore di rivolte: nel 1410 Poggio Aquilone è nell'elenco dei castelli esentati dal pagamento di un'imposta generale per sopperire a spese belliche in ragione dell'allibramento catastale e delle bocche. Ancora nel 1413 è lo stesso conte Ugolino di Bulgaro de Podio Aquilonis et Miliano, che in una supplica ai Priori di Perugia gli stessi accordano di esentarli dalla gabella del sale. Il conte Antonio di Ranuccio, nato a Migliano, valoroso condottiero a servizio della Repubblica di Venezia, sposò Todeschina, figlia del Gattamelata, morta nel Castello di Poggio Aquilone nell'anno 1498. Il suo lunghissimo testamento, rogato in Verona nel 1476, raccoglie le memorie della famiglia. Molte le notizie ricavabili su Poggio Aquilone. Tra i numerosi lasciti ad enti pii ed ecclesiastici di suo patronato, sono riservati alla chiesa di San Egidio del castello di Poggio Aquilone. Nel castello esistevano ,dunque, la cappella privata dei conti, oggi non più rintracciabile, e la chiesa parrocchiale, ancora con lo stesso titolo. Un'importante disposizione testamentaria è il divieto assoluto del conte Antonio ai suoi numerosi figli di dividere e alienare il vasto patrimonio, pena la maledizione paterna e divina e la privazione dell'eredità . Il conte raccomanda che il dominio e la giurisdizione siano uniti e in comune e tenuti dal primogenito con funzioni di rector et gubernator. Nel 1500 giunsero alla deprecata divisione patrimoniale, toccando a Pirro e a Gentile la metà  del Castello, del dominio e del feudo di Poggio Aquilone. Dopo poco gli stessi figli si affrettarono a supplicare l'assoluzione papale per essere liberati dalla maledizione paterna. Nel 1550 il conte Gaspare, nipote di Antonio è che con lo zio Gerolamo sottoscriverà  lo statuto di Poggio Aquilone è ebbe dalla Rota Romana il riconoscimento del possesso di Poggio Aquilone. Nel 1474 viene ricostruita l'attuale cinta muraria che comprende quattro torri di cui due circolari, una a N/O e l'altra a S/O e due quadratre, una a N/E e l'altra a Sud, compresa l'attuale porta ad arco ogivale.
La convivenza tra i vari conti di Marsciano, signori di Poggio Aquilone, fu agitata da controversie, liti e perfino uccisioni e complicata ulteriormente dalla presenza di altri nobili perugini, subentranti nel possesso del castello tramite matrimoni con donne della famiglia: come le nominate Isa Paola e Contessa, che sposarono rispettivamente Scipione degli Oddi e Luca Alberto Ponfreni. Il dominio territoriale dei conti di Marsciano venne a trovarsi compresso dalle mire espansionistiche delle importanti città  di Orvieto e Perugia, che, organizzatesi in comune dai primi decenni del XII sec., tendevano ad affermare la loro supremazia e controllo su territori circostanti sempre più vasti, fino a raggiungere i confini diocesani, costituiti in questa zona per lungo tratto dal torrente Fersinone. Nel corso dei secoli, infatti vedremo i Conti stringere rapporti sia con Orvieto che con Perugia. La città  di Perugia fu particolarmente interessata a questa zona strategicamente importante, sia per la sua posizione di frontiera avanzata verso sud, sia per i collegamenti con il Patrimonio della Chiesa. Nel mezzo dei difficili equilibri territoriali del tempo, Poggio Aquilone è rimasto, anche se con forme di autonomia limitate, fino al 1700, un'isola feudale. Agli inizi del sec. XVIII, il Castello non è più l'ultimo insediamento di Perugia sul confine meridionale dello stato, perché ormai staccato dal distretto e territorio della città , si trova ad essere feudo, contemporaneamente, di più baroni (condomini): gli Aureli, i Bussi e i Montesperelli. Tant'è vero che Clemente XI stabilì che dette famiglie non versassero più in Perugia, ma direttamente alla Reverenda Camera Apostolica l'annua tassa camerale di sc. 11.67.1.
Poggio Aquilone diviene importante centro di raccolta di granaglie, uno dei pochi Monte Frumentario dell'Italia centrale. Nei primi anni del 1800 Poggio Aquilone era costituita da due distinte porzioni dei distretti di Perugia e di Orvieto. Orvieto dichiara di attenersi ai ripetuti ordini della Sacra Congregazione del Buon Governo, ed in particolare a quello del 23 gennaio 1803 con cui prescriversi che la tenuta di Poggio Aquilone si considera villa annessa alla città  di Orvieto. All'ordine del gennaio 1803 risale l'inizio di quel processo di assorbimento che porterà  Poggio Aquilone, nonostante secoli di autonomia nei confronti di Orvieto a ritrovarsi frazione di San Vito e, quindi, con tutto il suo territorio nel distretto orvietano. Con la riforma di Pio VII del 1812, lo Stato fu diviso in delegazioni, Orvieto col suo distretto passò dalla legazione di Perugia a quella di Viterbo. Poggio Aquilone appartenne fino al 1820 a Marsciano. Il Papa Gregorio XVI restituì la delegazione apostolica ad Orvieto nel 1831 e così si ebbe quella divisione amministrativa che durerà  fino al 1928. Il distacco da Marsciano, comportò per San Vito la riconquista dell'autonomia comunale con la conseguente aggregazione definitiva delle frazioni di Palazzo Bovarino, Poggio Aquilone e Pornello. Nel 1927 con la costituzione della Provincia di Terni, viene soppresso il Comune di San Vito in Monte e quindi anche Poggio Aquilone è aggregato amministrativamente al Comune di San Venanzo.

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